

E' passata più di una settimana da quando siamo partiti. Eppure mi sembra di non aver ancora del tutto afferrato il senso di questa metropoli... ma credo che neanche gli stessi abitanti possano affermare di conoscere bene Tokyo.
Questa è la città dei contrasti: i grattacieli futuristi lasciano volentieri spazio all'architettura Edo dei templi shintoisti (spesso ricostruiti, le guerre moderne non li hanno risparmiati). Nella folla di camicie bianche nelle stazioni della metro si intravedono ancora donne in kimono, e anche loro intraprendono goffe corsette per salire sulla Yamanote Line, con i loro caratteristici zoccoli infradito.
Le strade sono tirate a lucido, non un rifiuto per terra. Ma se ti capita di mangiare un gelato, potresti camminare per ore prima di trovare un cestino...perchè qui non sono previsti. Sembra il paese della prosperità, ma a Ueno si scopre che anche qui c'è gente che un lavoro, ma anche una casa, non ce l'ha.
Piccole considerazioni da un topolino che si credeva metropolitano, ma che in realtà qui sembra arrivare dalla campagna più sperduta...anche se credo che i giapponesi farebbero carte false per aprire la finestra della propria camera, ogni giorno, e trovarci una piazza Carignano o una via Lagrange...pensate che hanno un canale televisivo tutto dedicato al relax, nel quale vengono proiettate ininterrottamente diapositive di paesaggi italiani, accompagnati da musica classica o lounge.